Venerdì, 02 Marzo 2018 15:35

Capalbio

Capalbio ed il suo territorio rappresentano l’estrema porta sud di due realtà, non solo geografiche, dal carattere e fascino sorprendenti, la Toscana e la sua Maremma; binomio che da sempre riconosce una terra antica spesso misteriosa, con paesaggi ricchi di colori e profumi, radici profonde nella storia ed un particolare stile di vita.

Capalbio

Crocevia e frontiera, Capalbio, malgrado l’asprezza del territorio coperto da ampie paludi fino in età moderna vanta un patrimonio storico ricco di testimonianze. Hanno lasciato tracce profonde ed importanti gli Etruschi con le loro prime forme di urbanizzazione. I Romani con le fattorie di epoca repubblicana ed i latifondi delle tenute imperiali.

Nel XII secolo si collocano le origini del borgo di Capalbio e lo stesso diventa feudo incontrastato di potenti famiglie, gli Aldobrandeschi, gli Orsini ed infine della Repubblica Senese come recita l’iscrizione sulla Porta Senese di accesso alla città vecchia: “Sono Capalbio felice, difeso dal leone senese dal quale sono protetto”, secondo la traduzione di Gabriele d’Annunzio, antesignano dei frequentatori VIP che negli anni a venire avrebbero visitato e popolato la città.

Tante sono le tracce a testimonianza di questo periodo di floridezza. Seguì quindi l’inclusione nel Granducato di Toscana e il dominio della famiglia Medici che segna, nonostante alcuni interventi di bonifica sul territorio, un lento e progressivo decadimento che si protrae nei secoli successivi sotto il governo dei Lorena, fino a divenire nel XIX secolo rifugio dei briganti che imperversavano dal Lazio e lo Stato Pontificio in quella che ormai era la proprietà di due sole grandi famiglie: i Collacchioni con dimora nel castello eretto sulla somma più alta del borgo di Capalbio ed i Vivarelli Colonna nella località Pescia Fiorentina.

 

Tomba del Brigante Tiburzi

Il brigantaggio

vero fenomeno sociale, coniugava banditismo politico e banditismo comune.

Prima dell’Unità d’Italia le convenzioni degli stati regionali, che avevano permesso ai contadini più poveri di sopravvivere, di andare per boschi a far legna, a pescare nei torrenti e nei fiumi, a spigolare - ossia a raccogliere le spighe cadute dopo la mietitura - furono abolite. Centinaia, migliaia di contadini si trovarono all’improvviso fuorilegge, o alla fame.

Questo fu anche il destino dell’icona del brigantaggio Domenico Tiburzi.

Come brigante si trovò a difendere in modo inconsueto i privilegi dei signori locali, facendo pagare loro “una tassa sul brigantaggio” in cambio di protezione; i soldi che prelevava li elargiva poi ai poveri in cambio di servizi e informazioni preziose. Disdegnava accordi con i delinquenti, implacabile con i traditori, ma fedele con gli amici. Tiburzi fu considerato simbolo della ribellione verso una società fondata sull’ingiustizia e la sopraffazione.

I capalbiesi gli riconobbero un certo grado di altruismo e generosità nei confronti dei poveri e dei diseredati, quindi quando il parroco di Capalbio si rifiutò di officiare il funerale perchè peccatore ed era contrario a farlo seppellire nel cimitero in terra consacrata, si arrivò al compromesso di tumulare il corpo mezzo dentro e mezzo fuori, di traverso al muro di recinzione così che testa e torace, quindi l’anima, rimanessero all’esterno. Il brigantaggio fu debellato solo alla fine del diciannovesimo secolo. Pochi briganti finirono ammanettati; i più preferirono farsi uccidere piuttosto che arrendersi.

L’onorevole Massari definì il fenomeno del brigantaggio come la “protesta selvaggia e brutale della miseria contro le antiche e secolari ingiustizie”, legato all’esistenza delle grandi tenute maremmane e delle tensioni sociali. Bisogna arrivare alla seconda metà degli anni ’50 per l’attuazione di una riforma agraria, la realizzazione di un progetto di colonizzazione ed un autentico piano d’urbanizzazione.

Per far sì che all’insediamento nei nuovi poderi, voluto dall’Ente Maremma, facessero seguito una serie di opere come la viabilità, l’elettrificazione, l’allacciamento alla rete idrica, la creazione di servizi civili. Ecco nascere i borghi, le nuove frazioni comunali di Borgo Carige, Pescia Fiorentina, Torba, Giardino, Torre Palazzi, ognuno con la propria chiesa, e spaccio, dove tutte le attività avevano il loro punto di riferimento.

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Capalbio in Maremma

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