Sebbene in passato sia stata una terra difficile da abitare, per le asprezze del territorio e per le paludi, la Provincia di Grosseto vanta un patrimonio storico ricco di testimonianze. La contea a sud, Capalbio, ne condivide una storia avvincente che ha lasciato profonde tracce nel territorio, nei siti archeologici, nel borgo medievale, fino alla moderna, magica esperienza del Giardino dei Tarocchi.

La posizione geografica in rapporto al mar Tirreno, la ricchezza d’acqua, la relativa vicinanza a Roma sono all’origine dello straordinario sviluppo dell’area a partire dalla conquista romana. Tanti sono stati i siti archeologici presi in esame e oggetto di studio nel tempo, ma nella maggior parte dei casi, quando agli scavi non sono seguiti rinterri, necessiterebbero di interventi di recupero e messa in sicurezza.

 

Capalbio, una storia millenaria

Valle d'Oro

Storicamente i primi insediamenti di origine etrusca a Capalbio si individuano nell’area denominata Valle d’Oro, identificabile con l’attuale località Giardino, che era parte del territorio della metropoli etrusca di Vulci la quale si estendeva dal viterbese fino a Talamone e alle prime pendici dell’Amiata.

Dopo la conquista romana nel 280 a.c. fu inclusa nell’Ager Cosanus, la colonia romana di Cosa i cui resti sono ancora visitabili sul promontorio di Ansedonia nel comune di Orbetello.

Pochi, ma estremamente interessanti, sono quindi i siti accessibili a turisti e appassionati di archeologia.

 

Usciti dalla principale via Aurelia, percorrendo la strada Pedemontana in direzione Giardino, si individua facilmente la recinzione turrita della villa romana delle Colonne, che fu abitata tra il I sec. a.C. ed il II d.C. e che, da attiva azienda agricola che produceva prevalentemente vino, vede la sua magnifica struttura venir adeguata nei secoli alle nuove esigenze fino ad essere occupata, ai nostri giorni da una casa privata.

Torrette Etrusche

A pochi chilometri si erge Villa Settefinestre, forse entrambe le proprietà appartenevano alla famiglia Sesti.

Anche questa villa alla fine del I secolo d.C. variò la propria vocazione da vitivinicola a cerealicola e verosimilmente fu abbandonata alla fine del II secolo d.C.

Oggi sono visibili il terrazzamento con il portico ed il muro turrito simile a quello della Villa delle Colonne.

 

Per ritrovare altre vestigia bisogna proseguire nel tempo e arrivare al XII secolo per collocare il Castello di Tricosto o Capalbiaccio che fu, prima, proprietà dell’Abbazia delle Tre Fontane di Roma; degli Aldobrandeschi, successivamente; quindi degli Orsini fino ad essere conquistato nel 1416 dai senesi che ne decretarono la distruzione nell’anno successivo.

I suoi resti sono oggi visibili, imponenti, ma difficilmente decifrabili, anche a causa di un terremoto.

 

Un tuffo nel medioevo

Canninamento mura alte di Capalbio 

Il fascino di Capalbio è però dovuto al suo impianto medievale, arrivato quasi intatto fino ai giorni nostri tanto che è possibile ancora percorrere l’antico cammino di ronda, lungo tutta la cinta muraria.

Le mura di Capalbio, in pietra locale, si presentano come una caratteristica doppia cerchia, con la cinta interna, Mura Basse, di epoca medievale e quella esterna, Mura Alte, rinascimentale.

Avevano funzione di difesa del borgo sviluppato intorno alla Rocca, il cui torrione si eleva sulla sommità dell’abitato ed è la nota inconfondibile del panorama.

Percorrere il camminamento delle guardie permette di spaziare con lo sguardo dal confine tra Toscana e Lazio, al mare, ai laghi di Burano e San Floriano, all’Argentario e la campagna curata. 

 

Ridiscendendo dalla sommità del paese, costeggiando il torrione, si incontra la Chiesa di San Nicola con a fianco la torre campanaria, costruita in epoca medievale.

Arco Santo di Capalbio

Nel tempo fu sottoposta ad interventi che, introducendo nuovi elementi decorativi sull’originario impianto romanico, permette ora di riconoscere i caratteri dello stile gotico, di quello rinascimentale e all’interno affreschi di scuola senese del XIV secolo e di scuola umbra del XV.
Uscendo dalla chiesa il centro storico è tutto un rincorrersi di vicoli, scalette e piazzette, varchi che si aprono sulla campagna circostante, palazzi di prestigio, archetti e portoni, fregi e simboli stratificati. Un vero scrigno di arte e storia.

Le meraviglie non mancano nemmeno fuori dalle mura, nella piazza della Provvidenza, dove sorge l’Oratorio omonimo.

Alla fine del settecento, sulla cappella sorta per il culto di un’immagine perduta, fu edificato l’attuale edificio con all’interno gli interessanti affreschi dell’inizio del XVI secolo attribuiti al Pinturicchio o alla sua scuola.

 

Attraversando la Porta Senese, sulla quale troneggia la lapide del 1418 a ricordo della ristrutturazione delle mura e lo stemma mediceo del 1601, risalendo per le vie interne, si raggiungono la Rocca Aldobrandesca e l’attiguo Palazzo Collacchioni all’interno del quale sono conservati affreschi, caratteristici mobili d’epoca ed il Fortepiano Conrad Graf, datato 1823, suonato anche da Giacomo Puccini che spesso è stato ospite in Maremma.

Nella prestigiosa sede del palazzo sono accolte nel periodo estivo mostre d’arte ed artigianato, organizzate annualmente in un fitto ed interessante programma.

 

Arte e Capalbio

Una realtà come quella di Capalbio, caratterizzata da una storia profonda, in cui, meglio che in qualunque altro posto, l’arte ben si sposa con la natura prepotente, non può che essere ispirazione per artisti e artigiani che qui sono arrivati da tutto il mondo attirati dal fascino del posto ed accolti in un ambiente sensibile e capace di recepire le loro raffinate e originali espressioni. 

Nelle strade del paese vecchio, come nei casali di campagna o nelle frazioni, è quindi possibile trovare all’opera nei loro studi, artisti della ceramica come l’americano Paul Dunn, pittori dall’anima pop come Dedò o maestri in grado di restituire vita nuova ed originale a vecchi mobili od oggetti della tradizione contadina, come fanno gli artisti di QART Capalbio o la designer Silvia Franci che nell’aprile 2010 insieme ad artigiani-artisti della zona (fotografi, grafici pubblicitari, mosaicisti, tappezzieri, falegnami, ceramisti e fabbri) ha dato origine a “IL COLLETTIVO”, un gruppo di lavoro per rilanciare l’artigianato artistico.

Arte e Cultura a Capalbio

Senza dimenticare Ivano Bonucci che crea coltelli artigianali di pregio nell’antica tecnica del damasco, interamente forgiati a mano anche da metalli di recupero. 

Varia e di grande spessore, per i temi e per gli ospiti presentati, è anche l’attività culturale che si svolge in Piazza Magenta.

È la piazza simbolo del paese, gioiello medievale, tipico esempio di piazza conclusa; scenografia di eventi che hanno contribuito a far conoscere Capalbio come il ventennale Festival del cinema di Capalbio, dedicato al mondo del cortometraggio;

il Premio Capalbio Piazza Magenta consegnato annualmente da una giuria di qualità, agli autori di scritti inediti, selezionati nei vari settori dall’economia alla filosofia, dall’arte alla politica;

Premio Capalbio al territorio, riconoscimento assegnato annualmente ad una delle categorie di capalbiesi che rendono unico questo comprensorio;

Capalbio Libri che crea l’occasione per parlare di libri in modo nuovo, intendendo l’opera letteraria come esperienza condivisa tra autore e lettore;

Capalbio Salute, uno spazio di informazione e divulgazione scientifica sul tema sensibile della buona forma e della prevenzione delle malattie.

 

Una realtà come quella di Capalbio, caratterizzata da una storia profonda, in cui, meglio che in qualunque altro posto, l’arte ben si sposa con la natura prepotente, non può che essere ispirazione per artisti e artigiani che qui sono arrivati da tutto il mondo attirati dal fascino del posto ed accolti in un ambiente sensibile e capace di recepire le loro raffinate e originali espressioni. 

Nelle strade del paese vecchio, come nei casali di campagna o nelle frazioni, è quindi possibile trovare all’opera nei loro studi, artisti della ceramica come l’americano Paul Dunn, pittori dall’anima pop come Dedò o maestri in grado di restituire vita nuova ed originale a vecchi mobili od oggetti della tradizione contadina, come fanno gli artisti di QART Capalbio o la designer Silvia Franci che nell’aprile 2010 insieme ad artigiani-artisti della zona (fotografi, grafici pubblicitari, mosaicisti, tappezzieri, falegnami, ceramisti e fabbri) ha dato origine a “IL COLLETTIVO”, un gruppo di lavoro per rilanciare l’artigianato artistico.

Senza dimenticare Ivano Bonucci che crea coltelli artigianali di pregio nell’antica tecnica del damasco, interamente forgiati a mano anche da metalli di recupero. 

 

Il simbolo tangibile del fermento culturale ed artistico che anima Capalbio è l’Associazione Culturale Il Frantoio che nei suoi spazi ampi e generosi, col pavimento industriale ed i soffitti alti dalle tavelle a vista tinteggiate di bianco, in un intrigante mix fra passato e presente, dal 2002 realizza mostre ed eventi d’arte.

Crea esclusivi ed inaspettati momenti di confronto e dialogo tra artisti affermati, o noti anche a livello internazionale ed artisti emergenti; seguendo una linea critica che intende rintracciare, pur nella diversità tra generazioni di poetica, linguaggi e di media espressivi, quelle peculiari affinità fra le ricerche individuali che siano il segno di una continuità in senso evolutivo.

 

Il Giardino dei Tarocchi

È in piazza Carlo Giordano, da dove solitamente prende il via la visita al paese e da cui la vista mozzafiato si apre verso sud est, che è custodito uno dei tesori più importanti di Capalbio: la Nanà di Niki De Saint Phalle, l’opera in mosaico di vetri del 1999 che rimanda al più sensazionale Giardino dei Tarocchi.

Giardino dei Tarocchi

Si tratta di un parco realizzato tra il 1979 ed il ’96, vera e propria opera d’arte outsider, progetto complesso ed unico costruito come percorso spirituale intimo, un diario di vita sincero dell’artista francese scomparsa nel 2002.

È una delle più alte espressioni dell’arte ambientale con la quale l’uomo tenta di riconciliarsi con la natura dopo l’esperienza dell’urbanizzazione; ciò nonostante è possibile la lettura di una scala urbana del Giardino.

C’è infatti, una porta di ingresso progettata dall’architetto Mario Botta che con l’imponente muro di tufo ha inteso dividere la realtà dal mondo della magia; un piazzale centrale, una torre, degli attraversamenti, gli archi.

Anche per questo non possiamo non pensare al Giardino dei Tarocchi, al di là dei suoi significati esoterici, come al borgo di Capalbio ritratto e reinterpretato con il linguaggio dell’arte e dell’immaginazione.

Le opere, alte fino a 15 metri, rappresentano i ventidue arcani maggiori.

Non mancano quindi la Papessa, la Ruota della Fortuna, il Sole e tutte le altre carte, realizzate con strutture di ferro rivestite da rete da gettata a costruirne lo scheletro che è a sua volta interamente ricoperto da mosaici di specchi, ceramiche dipinte e sagomate, vetri di Murano.

Tutto partecipa a restituire sculture di grande tensione e cromatismo.

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Capalbio in Maremma

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